La Grecìa Salentina

....t'ise òria Kalimera
me's ti tàlassa xhlorì
aspri ce òria sa kkiatera
motti guenni i ciuracì...

A. Lefons

....come sei bella Calimera
nel tuo mare verde
bianca e bella come ragazza
quando esce la domenica....

A sud-est di Lecce si distribuiscono nove paesi accomunati da un'origine ellenica e dalla sopravvivenza di un dialetto greco detto "griko", che costituiscono un'isola linguistico-culturale convenzionalmente indicata come Grecìa salentina. Ne fanno parte, attualmente, nove comuni: Calimera, Martano, Castrignano dei Greci, Corigliano d'Otranto, Melpignano, Soleto, Sternatia, Zollino, Martignano.

L'attuale area della Grecia salentina è la parte residua di una grecità che andava dallo Ionio all'Adriatico. L'origine delle comunità ellenofone non trova d'accordo i numerosi glottologi che vi hanno riposto il loro interesse. Accanto alle due principali teorie che propendono, rispettivamente, ad un collegamento con l'antica Magna Grecia oppure al periodo bizantino (fine IX secolo), è stata avanzata un'altra ipotesi, ossia se i greci del Salento non siano arrivati dalla Calabria meridionale e dalla Sicilia attraverso una migrazione di monaci scacciati dalla invasione araba sul finire del IX secolo. Questi greci di Sicilia provenivano in sostanza da un'area geografica nella quale l'ellenismo sopravviveva in maniera continua sin dalla fine dell'antichità; il che spiega anche il carattere arcaico dei dialetti greci di terra d'Otranto.
Negli ultimi anni si registra una maggiore attenzione degli abitanti della Grecia salentina verso le proprie origini, la propria storia, le tradizioni e la lingua, vero elemento caratterizzante, tema di canti e storie popolari. Grazie al consorzio costituito tra i nove comuni, il griko costituisce materia di studio, con corsi ad hoc, per quanti vogliono accostarsi a tale lingua. Per ciò che riguarda la ricerca storica , oggi essa percorre strade quali l'architettura, la gastronomia, la musica che integrano la ricerca filologica e storica propriamente detta.
Nella Grecia salentina è frequente trovare toponimi di origine greca atti ad identificare un appezzamento di terra in base alla natura del luogo, al tipo di coltura o di costituzione rurale ed anche alla forma geometrica. Ad esempio molto diffusi sono i toponimi "litarà" e "lisarà" che identificano la dominanza della pietra e della roccia affiorante, "ampèglia" (vigneti), "ampèlaci" (vigneto di modesta estensione), "ancinarèa (carciofeto), "aulelli" (piccoli cortili), "caridea" (terreno con alberi di noce), "alògna" (aia), "stronghilò" (terreno rotondo) e altri ancora.

La storia

Nel 727, l'imperatore bizantino Leone III ordinò la rimozione e la distruzione di tutte le immagini o icone sacre, in tutte le province dell'Impero d'Oriente. A ciò seguì la guerra iconoclasta capeggiata dai monaci, che durò alcuni decenni, sfociando in guerra civile. Per sfuggire al massacro, migliaia di monaci si trasferirono nelle regioni meridionali dell'Italia, tra cui il Salento, dove furono fondati innumerevoli conventi basiliani, il più celebre dei quali è quello di San Nicola di Casole in Otranto. Tali conventi erano centri di cultura greca, ma anche promotori di una rinascita sociale ed economica; i monaci, infatti, si dedicavano al lavoro dei campi quanto alla preghiera.
Nell'867 saliva al trono di Costantinopoli Basilio I il quale liberò dagli arabi e dai longobardi da Benevento a buona parte dell'Italia meridionale.Ciò provocò una massiccia immigrazione da tutte le regioni periferiche dell'impero bizantino sopratutto nel Salento, dovuta alla minaccia araba (a cui erano esposte sopratutto Creta, Cipro, le isole dell'Egeo, ecc.) ma anche alla necessità di coltivare terre rimaste in abbandono per secoli. Insieme a militari, monaci, contadini, arrivarono dall'Oriente anche funzionari, impiegati, giudici e sacerdoti. I nuclei abitativi che si formavano si organizzavano in casali o insediamenti in grotta, più frequenti verso l'area di Taranto, dove la morfologia del terreno, con le gravine, favoriva la creazione di grandi villaggi rupestri. Per effetto di queste immigrazioni, sorsero nella fascia mediana del Salento, tra Otranto e Gallipoli, una quarantina di villaggi, costituiti in buona parte da abitanti di origine greca, che parlavano in greco, praticavano la religione greco-ortodossa ed avevano usi e costumi greci.
Nei primi secoli dell'XI secolo, i normanni, misero fine al dominio bizantino e fecero dell'Italia meridionale un unico stato, introducendo il feudalesimo. Fu favorito inoltre il culto cattolico ai danni di quello ortodosso; anche se non ci furono persecuzioni. Ai normanni succedettero le dominazioni sveva, angioina, aragonese e spagnola, tutte strettamente legate alla chiesa cattolica. Non ci furono mai veri e propri conflitti religiosi, ma già dal secolo XV il monacato orientale era quasi scomparso, sostituito da quello francescano, domenicano, ecc. Occorre precisare, però, che già dal XII secolo, l'attività delle comunità monastiche si mostra ridimensionata in quanto sotto l'aspetto religioso, liturgico e devozionale le popolazioni locali ormai gravitano intorno al clero secolare organizzato nelle parrocchie. Furono infatti gli esponenti del clero secolare, e non i componenti di comunità monastiche, che seppero darsi strutture di tipo "scolastico", basate su insegnamenti tramandati di padre in figlio, perseguendo per secoli il duplice obiettivo della didattica e della tradizione delle fonti greche scritte(e liturgiche ma anche grammaticali, letterarie, e filosofiche). Ne derivò una vasta e pregevole produzione di codici che abbracciavano importanti settori del sapere.
Durante l'Umanesimo il numero dei sacerdoti ordinati secondo il rito greco cominciò a diminuire, ed iniziò il lento processo di dispersione delle fonti scritte del sapere prodotte e studiate. Fattori di carattere demografico, uniti ad una scarsa tolleranza della Curia romana nei confronti del clero secolare di rito greco, poi divenuta aperta ostilità dopo il concilio di Trento (1563) con l'istituzione della congregazione dei greci voluta dal pontefice Gregorio XIII, allo scopo di assorbire fedeli e clero di rito greco nell'ambito delle comunità religiose di rito latino, accellerarono la fine del grecismo in terra d'Otranto. In funzione antigreca, tra la fine del Quattrocento e la prima metà del Seicento fu attuato un processo di espansione degli ordini religiosi, quali il francescano e il domenicano, che assunse l'aspetto di una vera e propria invasione.